Sala Capitolare

La Sala Capitolare è sovrapposta e coincidente dal punto di vista planimetrico con la Cappella sottostante. L’ambiente, reso estremamente luminoso dalle finestre aperte su due lati, è il più significativo della Scuola ed era destinato alle riunioni plenarie dei suoi membri.

La struttura e gran parte delle tele alle pareti risalgono alla metà del Seicento, ma il vertice del suo apparato decorativo è costituito dallo straordinario soffitto realizzato da Giambattista Tiepolo tra il 1739 e il 1749.

La parete d’ingresso è scandita da tre grandi portali. Più imponente quello centrale, situato in corrispondenza della scala, meno slanciati gli altri due, che lo affiancano e conducono rispettivamente, a sinistra e a destra, alle sale dell’Albergo e dell’Archivio.

Il progetto d’insieme è attribuito a Baldassare Longhena, cui si deve anche l’ideazione della complessa struttura dell’altare, forse completata da Antonio Gaspari.

Sulla parete di fondo, un arco trionfale – arricchito da dorature e angeli in stucco sui pennacchi, opera di Abbondio Stazio – inquadra una grande e luminosa nicchia, la quale a sua volta ospita l’altare, con al centro la statua in marmo bianco della Vergine con il Bambino che offre lo scapolare scolpita da Bernardino Falcone nel 1659. La decorazione del soffitto del piccolo vano, a stucchi bianchi e dorati, è anch’essa attribuita a Stazio, che l’avrebbe realizzata nel 1722.

Lungo le pareti della sala, rivestite nella parte inferiore da dossali in legno con sedute destinate a ospitare i confratelli durante le riunioni, si trova una serie di grandi tele, databili intorno al 1665, che raffigurano principalmente miracoli compiuti dalla Vergine. Su quella di fronte all’ingresso dallo Scalone, tra le finestre, sono collocate tre opere di Antonio Zanchi.

Nel Salvataggio del fanciullo caduto nel pozzo il pittore coglie il momento cruciale in cui, grazie all’intercessione di Maria, due uomini riescono a trarre in salvo un bambino rimasto intrappolato in fondo al pozzo per otto giorni. La tensione drammatica è accentuata da una luce intensa proveniente da sinistra, che modella i volti e le figure creando un suggestivo gioco di chiaroscuri.

Un analogo uso della luce domina il dipinto successivo: La guarigione del principe di Sulmona, in cui viene rappresentato il miracoloso intervento della Vergine per salvare un nobiluomo gravemente ferito durante un torneo. La luce illumina con forza i personaggi impegnati a trasportare il ferito, mentre l’ambientazione notturna amplifica il pathos e l’intensità emotiva della scena.

La coinvolgente narrazione di Zanchi sulle tempestive intercessioni di Maria nei momenti di grave disgrazia e malattia si completa con una terza grande tela: La guarigione di un ammalato per intercessione della Vergine. La tavolozza vivace e la drammatica illuminazione del dipinto acuiscono l’intensità della scena, conferendole un forte impatto emotivo e sottolineando la potenza miracolosa dell’intervento divino.

Sulla parete opposta, quella che ospita l’accesso dallo Scalone, spiccano poi due grandi tele di Gregorio Lazzarini: l’Adorazione dei Magi e l’Adorazione dei pastori, entrambe databili al 1704.

La seconda, in continuità con la prima, è sagomata attorno alle complesse cornici marmoree dei portali e riveste la porzione di parete ai lati di quello centrale, estendendosi poi sopra quelli d’ingresso alle sale dell’Albergo e dell’Archivio.

Il soffitto di Giambattista Tiepolo

Il 19 gennaio 1740 il pittore presentò due progetti per il rinnovo del soffitto della sala, dei quali fu scelto il secondo. Il pittore si impegnò a consegnare le nove tele previste in due fasi: quella centrale entro Natale e le otto laterali entro l’estate del 1741. Tuttavia, non rispettò le scadenze: le tele laterali furono completate solo nel 1743, e quella centrale venne consegnata nel 1749.

È verosimile che lo stesso Tiepolo abbia giocato un ruolo significativo nella definizione del tema, incentrato sulle virtù mariane e sulla devozione dello scapolare.

Al centro del soffitto, una grande tela rappresenta il fulcro devozionale della Scuola: L’apparizione della Vergine a san Simone Stock. La composizione, animata da sapienti effetti di luce, raffigura nella zona inferiore il santo, in penombra, rivestito dell’abito marrone e bianco dell’Ordine carmelitano e inginocchiato su un imponente elemento architettonico, che richiama lo spigolo del cornicione di un tempio classico.

Sotto di lui si scorgono tombe aperte e le anime purganti, mentre in alto si apre un cielo luminoso, dove appare la Madonna con il Bambino, circondata da un corteo di angeli che la sostengono e la innalzano. Uno degli angeli, il più vicino alla Vergine, porge al santo lo scapolare.

I quattro comparti sagomati disposti lungo i lati lunghi del dipinto centrale raffigurano temi legati alla Scuola e alle proprietà miracolose dello scapolare. Sui lati brevi sono collocate due tele caratterizzate dalle ampie superfici di un vivido cielo azzurro. In quella verso la controfacciata, angeli e putti alati reggono volumi, rotoli di pergamena e il libro della Mariegola, lo statuto della Scuola. In quella verso l’altare, un angelo in veste verde e rosa, seduto su una nube, solleva un mazzo di gigli, mentre un cherubino in volo porta lo scapolare.

Nel primo dei due scomparti allungati, quello più lontano dalla parete d’ingresso, Un angelo salva un muratore devoto alla Vergine mentre cade da un’impalcatura: in una composizione dinamica e altamente drammatica, Tiepolo raggiunge una perfetta interazione tra il piano umano e quello divino. La scena cattura la violenza della caduta del giovane e, al contempo, il provvidenziale intervento dell’angelo, che lo salva abbracciandolo.

Nel secondo scomparto, quello più vicino all’ingresso, L’angelo mostra lo scapolare alle anime del Purgatorio: un gruppo di creature angeliche scende in volo per confortare le anime sofferenti, colte con espressioni intense e mani alzate in un suggestivo gesto di supplica, devozione e speranza.

Nei quattro comparti angolari sono raffigurate le Virtù, in gruppi e secondo l’iconografia tradizionale. Verso la controfacciata: Fede, con la croce e il calice; Speranza, di spalle, aggrappata all’ancora; Carità, seduta in primo piano, accompagnata da due bambini e con una fiamma d’amore ardente sopra il capo. Nell’altra tela angolare: Innocenza, al centro, vestita di bianco con un agnello tra le braccia; Pazienza, una donna anziana, seminascosta sulla sinistra con accanto una croce di legno, e sopra di lei un putto alato che reca un ramo spinoso, richiamo alla penitenza; Castità, sulla destra, di spalle e seminuda, con in mano un setaccio. Verso l’altare sono affiancate Giustizia, che impugna la spada, mentre la bilancia è raffigurata in forte scorcio; Fortezza, che, senza la tradizionale armatura e con l’elmo in grembo, volge il capo verso di lei. Nell’ultimo gruppo: Prudenza, in piedi, con il doppio volto, regge con la sinistra lo specchio, mentre il serpente si avvolge sul suo braccio destro; Sincerità, una giovinetta vestita di bianco con una colomba tra le mani; Temperanza, di spalle e colta nell’atto di versare l’acqua da una brocca.

Le loro personificazioni sono caratterizzate dal tipico colorismo tiepolesco della maturità, che si distingue per una luminosità vibrante e una raffinata gamma cromatica: i toni delicati dei bianchi e degli azzurri, le sfumature dei verdi e dei rosa enfatizzano l’equilibrio compositivo e la grazia delle Virtù rappresentate.

A conferire maggior preziosità all’insieme contribuiscono gli stucchi realizzati nel 1740 da Abbondio Stazio, che per volere dello stesso Tiepolo furono successivamente colorati e dorati da Carpoforo Mazzetti Tencalla.